La storia del jazz a Roma comincia in un garage dei Parioli nel 1948 e oggi continua ogni sera: alle 21:30 da Alexanderplatz in Prati, al Gregory's Jazz Club vicino a Piazza di Spagna, nelle jam session del venerdì al Rebis di San Lorenzo e del sabato al Gatsby Café di Piazza Vittorio.
In mezzo ci sono quasi ottant'anni di cantine, club aperti da musicisti e appassionati e una villa confiscata alla criminalità diventata la casa della musica.
Questo articolo ripercorre la storia del jazz a Roma attraverso i luoghi: quelli che non esistono più e quelli dove ci si può ancora sedere a pochi metri dal palco.
1948-1959: il garage dei Parioli e la benedizione di Armstrong
Secondo le ricostruzioni, la Roman New Orleans Jazz Band nasce nel 1948 da un gruppo di giovani musicisti, tra cui il clarinettista Marcello Riccio, il trombettista Giovanni Borghi e il trombonista Luciano Fineschi, che provano in un garage privato ai Parioli tra le proteste del vicinato. Nel 1949, durante una tournée italiana, Louis Armstrong partecipa a una jam session in quel garage insieme a Jack Teagarden ed Earl Hines ed è lui a dare il nome alla band (Wikipedia).
Il jazz romano del dopoguerra è dixieland e New Orleans, e ha bisogno di locali: la storia della band cita il Mario's bar, che indica come il primo locale di jazz in Italia, poi le Pleiadi in via Sistina e il Rugantino a Trastevere. Il 26 giugno 1959, negli studi del Cinefonico di Cinecittà, la band registra con Trummy Young, Peanuts Hucko e Billy Kyle l'LP «Jam session in Rome» per la RCA: secondo la scheda del disco, la seduta andò avanti fino alle dieci del mattino dopo.
Anni Sessanta e Settanta: cantine, un principe e il Music Inn
Nel 1960 apre in una cantina di via Garibaldi 58, a Trastevere, il Folkstudio del pittore e musicista Harold Bradley. È il locale dove nel 1962 suona un giovanissimo Bob Dylan (ne abbiamo parlato in «Da Bob Dylan ai Måneskin»), ma nel suo cartellone passano anche jazzisti come Mario Schiano, Massimo Urbani, Steve Lacy, Franco D'Andrea ed Enrico Pieranunzi.
Il personaggio chiave di questi anni è Giuseppe «Pepito» Pignatelli, principe e batterista, a cui Marco Molendini ha dedicato il libro «Il Principe del Jazz» (minimum fax, 2022), raccontato da Avvenire. Negli anni Cinquanta Pignatelli suona nel sestetto dell'Hot Club di Roma, poi anima il Blue Note di via dei Cappellari 74, chiuso dopo vicende giudiziarie. Nel 1968, all'Helio Cabala, sul palco si potevano trovare Enrico Rava, Franco D'Andrea, Marcello Melis e Steve Lacy, che allora viveva a Roma.
Il 24 gennaio 1974 Pignatelli inaugura il Music Inn, in largo dei Fiorentini 3, con un concerto di Gianni Basso, Oscar Valdambrini e Dino Piana. Nella prima stagione arrivano il quartetto di Ornette Coleman, Dexter Gordon, Johnny Griffin e Art Farmer; più avanti Bill Evans, Phil Woods e Teddy Wilson. Sullo stesso palco crescono musicisti come Massimo Urbani, Danilo Rea, Roberto Gatto, Enzo Pietropaoli e Rita Marcotulli. Pignatelli muore nel 1981, a 49 anni.
Dal 1977 a oggi: la storia del jazz a Roma nei club che suonano ancora
Il 1977 è un anno chiave. Nasce il Saint Louis College of Music, che si presenta come la prima scuola di musica in Italia dedicata in modo specifico al jazz e che nel 2022 ha creato l'Archivio del Jazz a Roma, consultabile online, con materiali dagli anni Cinquanta ai Duemila (fonte: Musica Jazz). Nello stesso anno, in via Crescenzio 82a, apre come cantina alternativa il Fonclea: da allora si suona ogni sera, oltre dodicimila concerti tra jazz, blues, soul e rock, tutti i giorni dalle 18:00 alle 02:00.

Nel 1984 Giampiero Rubei fonda Alexanderplatz in via Ostia 9, a pochi minuti dalla metro Ottaviano: oggi lo gestisce il figlio Eugenio, il locale apre alle 20:00 e il concerto parte alle 21:30, sette giorni su sette. Nel 1996 apre il Gregory's Jazz Club in via Gregoriana 54/A, che nel 2026 compie trent'anni: jazz dal vivo tutte le sere, cucina giapponese e biglietti da 12 euro, cena esclusa. Nell'ottobre 1999 la redazione della rivista Lettere fonda a Trastevere, in via San Francesco a Ripa 100, il Lettere Caffè, dove le jazz night convivono con poetry slam, presentazioni di libri e cinema.

La Casa del Jazz: una villa restituita alla musica
Il capitolo più recente ha una storia particolare. La villa di viale di Porta Ardeatina era stata costruita fra il 1936 e il 1939 per Arturo Osio, tra i fondatori della Banca Nazionale del Lavoro. Negli anni Ottanta la acquista Enrico Nicoletti, indicato come cassiere della banda della Magliana; nel 1996 viene sequestrata, nel 2001 confiscata in via definitiva e assegnata al Comune di Roma. Nell'aprile 2005 apre come Casa del Jazz, con un parco di circa due ettari e mezzo e, all'ingresso, una stele con i nomi di 683 vittime delle mafie.
Le jam session di oggi: dove si suona e dove si ascolta
La jam session è il filo che lega il garage dei Parioli alle serate di adesso.
Al Rebis Speakeasy di San Lorenzo il venerdì è la sera delle jam aperte, il martedì è dedicato a serate sperimentali con contaminazioni jazz e il sabato ai concerti; si entra dalle 22:30 alle 03:00, l'indirizzo gira solo con il passaparola e si prenota con un messaggio su Instagram.
Al Gatsby Café di Piazza Vittorio il sabato, dalle 21:00 alle 23:00, c'è un concerto in trio seguito da una jam session; a novembre la rassegna «Gatsby Plays» dedica ogni sabato a un grande del jazz.

Per un concerto con cena, l'Elegance Cafè di Ostiense suona dal mercoledì alla domenica alle 21:30, con la formula drink più concerto a 25 euro.
Al Blackmarket Hall di Monti i concerti sono dal giovedì alla domenica, con ingresso libero e tavolo da prenotare online; al Boogie Club del Portuense jazz, blues, soul e rock dal giovedì alla domenica, dalle 21:45.
Al Saxophone Live Pub di via Germanico 26, in Prati, il calendario di novembre comprende Those Jazz Blues venerdì 20 e Jazz in the Box sabato 28, alle 21:00.
Tutti i locali citati in questa storia del jazz a Roma, con orari e serate aggiornate, sono nella lista Jazz dal vivo a Roma: i locali dove ascoltarlo.
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